Le piante nella tradizione natalizia siciliana

Le piante per preparare  il Presepe

dal sito del dipartimento di botanica dell’Università di Catania

http://www.dipbot.unict.it/natalesiciliano/piante.htm

L’Arànciu amaru

Durante la novena di Natale, con i rami e le foglie dell’ Arancio selvatico (Citrus aurantium L.) dettoarànciu amaru si costruivano le volte del Presepe e si preparavano festoni per ornare le Icone della Madonna e di San Giuseppe.
In Sicilia, l’Arancio selvatico era coltivato sia come pianta ornamentale (gli Arabi lo utilizzavano per abbellire i giardini e, per tal motivo, l’agrumeto era definito u jardinu), sia per i frutti e le foglie cui si attribuivano poteri contro i malefici. Le foglie, infatti, si ponevano nelle mani del cadavere, per contrastare i malazziònila magarìa di qualche nemico dello stesso defunto.
I profumati e tenui fiori d’arancio, noti come zzàgara, rivestono un ruolo importante nelle tradizioni popolari siciliane; sono ricordati dai canti locali e costituiscono un delicato simbolo durante le cerimonie nuziali.
Le foglie e frutti dell’arancio selvatico e del limone erano utilizzati, duranti lu spunsali, per ornare la bardatura dei buoi che trainavano il carro degli sposi. Il loro pregevole effetto ornamentale, valorizzato anche nel campo dell’artigianato locale, è sottolineato dal detto: «Mittìrisi m-pàmpina d’arancia» che vuol dire “agghindarsi”.

A Sparacogna

Assieme ai rami e alle foglie dell’Arancio, l’Asparago selvatico (Asparagus acutifolius L.) dettosparacognasparàciu niùru o sparacìttu, orna lo sfondo del Presepe, la volta della Grotta e a Cona.
I suoi tralci e i rigidi cladòdi (rami modificati), per la prolungata persistenza di forma e colore, sono particolarmente adatti per costituire un duraturo ornamento nel lungo periodo delle festività natalizie.
Con l’intento di simulare un cielo finto, cosparso di nuvole, uno o più tralci di sparacogna sono disposti, ad arco, sul presepe e ricoperti con batuffoli di cotone che s’impigliano alle pungenti spinule cornee presenti all’apice dei rami aghiformi della pianta.

 

 

A Murtidda

«Ogni-ffesta, havi la so murtidda»
«Cci-nni voli assai murtidda, ppi-pparari i Santi!»
Entrambi questi detti popolari sottolineano l’uso che, in passato, si faceva delle fronde del Mirto (Myrtus communis L.) noto come murtidda, per adornare il presepe, gli altarini e le edicole votive. La pianta, che veniva raccolta ntê murtidditi, era inoltre comunemente utilizzata durante numerose festività civili e religiose, anche per fini gastronomici con i suoi frutti, infatti, ancora oggi, si preparano ottimi liquori.
Secondo una antica credenza, a murtidda sarebbe sacra alla Madonna; per tal motivo, a Palermo, era usanza utilizzarla, l’8 dicembre, nella ricorrenza dell’Immacolata. In quell’occasione, i venditori ambulanti vanniàvanu:
«A murtidda, a murtidda,.. ppi-ddivuzzioni si mancia a murtidda…».
Anticamente, con le foglie del Mirto si conciava il cuoio; in tono scherzoso e scaramantico, il nome dialettale della pianta indicava la morte detta, appunto, a santa murtidda.

U Spinapùlici

I decorativi rami del Pungitopo (Ruscus aculeatus L.) con le loro bacche rosse, avendo assunto, un po’ ovunque, significati di buon augurio, sono utilizzati, sia quali ornamenti del Presepio, sia come festoso addobbo natalizio, all’interno delle case.
In Sicilia, in tempo di carestia, il Pungitopo era utilizzato per fare il caffé: con i suoi semi si preparava, infatti, il cosiddetto cafè sicilianu.
La pianta è nota come spinapùlici poiché si credeva che i suoi rami, riuniti in piccoli mazzi e adagiati sui pavimenti delle case rustiche, facessero morire le pulci o, quanto meno, le tenessero lontane.
Il Pungitopo deve il suo nome volgare all’uso che, in passato, si faceva dei suoi rami secchi e spinosi che, intrecciati a mo’ di corona, erano posti attorno ai tronchi degli alberi da frutta, per proteggere il raccolto dagli attacchi dei topi o di altri animali.
Per il medesimo scopo, nelle vecchie case coloniche, rametti di Pungitopo venivano attorcigliati ai piedi di tavoli e sedie, attaccati alla base di dispense e madie o legati alle estremità delle canne alle quali era consuetudine appendere salami e insaccati.
In alcuni centri della Sicilia, i-rrama dù spinapùlici erano adoperati per la costruzione di scope rustiche e ramazze.

U Puleju

Un ornamento per la Grotta è rappresentato dal Puleggio (Mentha pulegium L.), noto come puleju. La pianta, secondo un’antica tradizione siciliana, fiorisce la notte di San Giovanni, si raccoglie il giorno di Santa Maria Maddalena (22 luglio) e si conserva per la notte di Natale, quando, allo scoccare della mezzanotte, prodigiosamente, rifiorisce e può essere utilizzato per fini devoti.
In passato, u puleju era adoperato per diversi usi: in caso di ‘nfriddatura, si facevano i fumulizzi ccû puleju, mentre, per difendersi dalle zanzare, i contadini ne appendevano dei mazzetti alle finestre e vicino al letto. Si riteneva, inoltre, che le foglie della pianta, se poste insieme ad un po’ di crusca, dentro le scarpe, fossero insuperabili per prevenire le malattie dell’apparato respiratorio.
U puleggiu è ricordato da arguti motti siciliani: «’Ntra-dda casa unni nun-cc’è puleggiu / u maritu è-ttintu e a mugghieri è-ppeggiu» che vuol significare che il puleggio non deve mai mancare nelle abitazioni; la sua assenza, infatti, indica che, sia il padrone di casa, sia la moglie, sono persone noncuranti del benessere domestico.

L’Addàuru

In molti paesi della Sicilia, i rami e le foglie d’Alloro (Laurus nobilis L.) – pianta sacra ai poeti e simbolo di vittoria, magia e divinazione – sono adoperate per ornare il Presepio.
L’Addàuru costituisce un significativo ornamento in molte ricorrenze religiose; con le sue fronde s’intrecciano ghirlande ed archi trionfali per addobbare le strade percorse dai fedeli in processione.
La pianta è consacrata a San Suluvestru: durante questa ricorrenza, i devoti raccolgono grossi rami e li portano in processione lungo le vie di alcuni piccoli centri siciliani.
Insieme a fronde di carrubo e a pampini e tralci di vite, l’Alloro orna l’insegna di qualche superstiteputìa. Da questa usanza trae origine il detto: «A-pputìa vecchia, nun circari-ddàuru» il quale vuol significare che ciò che è noto non ha bisogno d’esser reclamizzato.
Le foglie d’Alloro, ricche d’oli essenziali, poste in infusione, costituiscono un’ottima bevanda digestiva; in passato esse erano bruciate per togliere il cattivo odore dalle case. I frutti, dettibbaccareddi, a maturità, assumono un colore nerastro e lucido e sono utilizzati per preparare medicamenti lenitivi.

U Rosamarinu

Anticamente, in alcuni paesi dell’entroterra siciliano, era usanza porre, all’ingresso della Grotta, piccoli rami dell’aromatico Rosmarino (Rosmarinus officinalis L.).
La pianta, secondo un’antica credenza, sarebbe simbolo di rinascita e d’immortalità e, per tale motivo, apporterebbe benefici influssi sulla mente e sul corpo di chi ne fa uso.
Si credeva, infatti, che i suoi piccoli fiori azzurri, se poggiati sul petto, donassero la felicità; se ingeriti con pane e miele, proteggessero dai morsi degli animali velenosi. Si riteneva inoltre che i rami della pianta, se posti vicino agli usci delle case, tenessero lontani i serpenti e gli scorpioni e che il profumo delle foglie potenziasse la memoria.
Una favola siciliana narra che il rosmarino è «.. caro alle Fate..»; per tal motivo, queste soprannaturali creature impedirebbero che, nelle case in cui sono presenti rami della pianta, i bambini possano rimanere affatati, cioè vittime d’incantesimi.
Per le presunte proprietà apotropaiche, si pensava che u-rrosamarinu, dovesse essere raccolto utilizzando particolari roncole (fàuci) dotate di poteri magici.

A Mbriàcula

I rami del Corbezzolo (Arbutus unedo L.) noto come per’i rrùggia, erano utilizzati per ornare i presepi, soprattutto in alcune aree del Siracusano.
La pianta è denominata mbriàcula (o mbriachedda) perché si riteneva, erroneamente, che cibarsi dei suoi frutti provocasse capogiri e, quindi, una sensazione come di “ubriachezza” (mbriacatòria).Le corbezzole, in realtà, sono frutti eduli dalle proprietà aromatizzanti, con i quali si preparano conserve astringenti.

 

 

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