Americhe

Bahamas

Natale alle Bahamas significa Junkanoo. Trattasi di una festa che trova le sue origini nel periodo non troppo lontano in cui in queste isole la maggior parte della popolazione era costituita da schiavi. Una festa in cui domina la musica locale e che finisce alle prime luci dell’alba. Una festa, per le nostre abitudini, assolutamentepoco natalizia.

 

 

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Bolivia

Come nel caso di altri paesi andini anche in Bolivia gioca un ruolo centrale il presepe, che si trova in tutte le case e in tutte le chiese. La notte del 24 ruota attorno alla Misa Del Gallo, al termine della quale in molte strade viene cosparso dello zucchero. I regali i bambini li ricevono all’Epifania, e la sera del 5 gennaio le scarpe dei piccoli, con dentro una lettera per i Re Magi, vengono messe fuori dalla porta. Durante la cena di Natale si mangia la picana, mais, carne di maiale, pomodori, cipolle, peperoni, zuppe e frutta.

 

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Brasile

Un mix di genti e culture paragonabile agli Stati Uniti. Il Brasile è un paese ricchissimo di tradizioni assai lontane tra loro. Il presepe è diffusissimo nel nord-est del paese poiché qui (esattamente a Olinda, cittadina dello stato di Pernambuco) venne introdotto nel corso del Seicento dal frate francescano Gaspar de Santo Agostinho. La rappresentazione della nascita di Gesù Bambino è “arricchita” dalla presenza di alcuni zingari, che secondo la tradizione locale vogliono rapire Gesù. I regali ai piccoli li porta Papai Noel, versione carioca di Santa Claus. La messa di mezzanotte è seguita dal pranzo natalizio, la Ceia de Natal. Nelle più grandi città vengono innalzati grandi alberi arricchiti da centinaia di luci, e quasi dappertutto si svolgono processioni e cortei, alcuni sacri altri profani. Una delle manifestazioni più celebri (e pacchiane) è quella che si svolge allo stadio Maracanà di Rio de Ja neiro, dove le autorità della città danno il benvenuto a Babbo Natale che arriva in elicottero…

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Canada

Geograficamente e culturalmente vicino agli Stati Uniti, il Canada non poteva che sviluppare una serie lunghissima di tradizioni natalizie. Ogni città, ogni comunità, ogni etnia ha il suo modo di festeggiare il 25 di dicembre: tratti comuni sono il cenone/pranzo, l’albero e Santa Claus. Un’antica tradizione – che si fa risalire addirittura a Samuel de Champlain, l’esploratore che fondò la città di Quebec nel 1608 – vuole però che le celebrazione del Natale abbiano inizio il 25 novembre, giorno di Santa Caterina e festa delle donne single.

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Cile

In Cile i bambini attendono con ansia il Viejo Pascuero, una specie di Santa Claus andino molto simile al nostro Babbo Natale. Il cenone di Natale inizia alle luci del- l’alba del 25, dopo la conclusione della Misa del Gallo. Il dolce tradizionale cileno è il Pan de Pascua, una specie di pane dolce con frutta e biscotti.

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Colombia

L’accensione delle candele durante la festa dell’Immacolata Concezione: così inizia il Natale in Colombia. Con l’avvicinarsi del 25 di dicembre decine di candele vengono accese in ogni casa e invadono anche i bordi delle strade. Il 16 inizia la posada, non prima però di avere completato l’albero. La Noche Buena prevede lo scambio dei regali (portati da Gesù Bambino e non da Babbo Natale) e la messa di mezzanotte. Prima di andare a dormire si mangia l’ajiaco, una zuppa di patate, pollo e mandorle, mentre la bevanda tradizionale – piuttosto alcolica – è il Sabajòn (tequila, uova, latte, vino e whisky). Negli ultimi anni le tradizioni statunitensi si stanno però diffondendo: segno inequivocabile di questo fenomeno è la comparsa di numerosi Babbi Natale e l’introduzione del tacchino ripieno nel pranzo di Natale.

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Costa Rica

Tamburi e musiche tradizionali accompagnano in Costa Rica la tradizionale Posada, che inizia nove giorni prima di Natale. Diffusissimo anche il Nascimiento, vale a dire il presepe, mentre l’albero ha conosciuto negli ultimi anni una grossa diffusione soprattutto per merito di una numerosa comunità tedesca che vive in questo paese. Il cenone/pranzo di Natale è molto ricco, e il piatto principale è l’escabeche, uno sformato di carote, cavoli, peperoni, cipolle, piselli e aceto. Il dolce tradizionale si chiama invece Navideño. I regali vengono scambiati a Capodanno, mentre le feste vengono chiuse il 6 di gennaio con una grande parata di carri e musica.

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Cuba

La rivoluzione del 1959 rappresenta uno spartiacque per i festeggiamenti natalizi. Inizialmente vietati o comunque scoraggiati, negli ultimi decenni a Cuba, i riti del Natale spagnolo sono tornati con tutta la loro forza e il loro colore. La notte di Natale (la Noche Buena) le famiglie allargate anche agli amici si ritrovano per una cena tradizionale a base di maiale arrosto, yuca fritta e gli immancabili fagioli neri con riso. Per dessert si mangia il torrone. Il tutto si conclude con una grande festa dove non può mancare la musica. Bisogna tenere bene in considerazione che la religione più diffusa sull’isola caraibica è la santerìa, una commistione tra gli antichi riti animisti importati dall’Africa e il credo cattolico. Bandiera cubana con addobbi natalizi

 

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Ecuador

Processioni ricche di colori e musica in un paese molto legato all’aspetto religioso del Natale. In Ecuador, l’ultima domenica d’avvento tutte le famiglie cucinano del cibo che viene poi donato ai poveri.

 

 

 

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El Salvador

A Natale si mangia tutti assieme, si va alla Misa de Gallo (la messa di mezzanotte) e poi si sparano le estrellitas, un particolare tipo di fuochi artificiali. Altri fuochi assai diffusi sono i morteros e i silbadores. Il piatto tradizionale qui sono le tamales, ma tra le classi più agiate si sta diffondendo (chissà perché) l’abitudine a un Natale dai gusti più nordamericani. In alcune zone di El Salvador il presepe viene montato, ovviamente senza Gesù Bambino, addirittura tre mesi prima del 25 di dicembre, mentre per l’albero si aspettano “soltanto” quattro settimane prima.

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Giamaica

Pollo, manzo, maiale, capra e una particolare qualità locale di piselli. Sono solo alcune delle tante portate che fanno parte del pranzo di Natale in Giamaica. Il tutto spruzzato di Sorrel, una bevanda fatta con rum, scorza d’arancia, cannella, zucchero e altri ingredienti locali. Non manca nemmeno il Junkanoo locale, dove a dominare incontrastato è naturalmente il reggae.

 

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Guatemala

Musiche, danze, petardi e fuochi d’artificio accompagnano i nove giorni della Posada in Guatemala, dove non mancano nemmeno le ricche cene rituali. Poi la messa di mezzanotte e soprattutto il pranzo – qui chiamato Abrazo de Navidad a cui partecipano parenti e amici.

 

 

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Guyana

Luci, luci, luci. Fino al 24 sera sono praticamente gli unici addobbi natalizi che si trovano nelle strade della Guyana. Poi, d’improvviso, escono tutti gli altri. Loscambio dei regali avviene generalmente la mattina del 25, dopo una colazione a base di peperoni (!). Il pranzo non è da meno, visto che sulla tavola sfilano tacchino ripieno, pollo stufato, maiale arrosto, cipolline e una quantità di altre delizie.

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Messico

Nel XVI secolo Sant’Ignazio di Loyola introdusse in Messico l’idea di festeggiare il Natale celebrando una novena: in pratica in ognuna delle nove serate che precedono il 25 dicembre bisognava rappresentare in qualche maniera le vicende della Sacra Famiglia, con i suoi problemi nel trovare un luogo adatto a far nascere un bambino. Una tradizione cui venne dato il nome di Posada, e che a tutt’oggi si celebra in tutto il Centro e Sudamerica. Generalmente si tratta di una vera e propria processione, spesso aperta da bambini vestiti da angeli, durante la quale alcuni fedeli impersonano Maria e Giuseppe nel loro continuo e preoccupato girovagare. Davanti ad alcune case la processione si ferma e mette in scena le richieste di aiuto della Famiglia e i tanti dinieghi. La scena può essere ripetuta più volte in una stessa serata. Alla fine una casa concede il permesso di entrare, e dopo aver pregato e cantato si mangiano dolci (generalmente i colaciones) e altri piatti tradizionali. Un rito che ha mille varianti e variabili, spesso legate agli usi e costumi locali.

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Nicaragua

In Nicaragua i festeggiamenti iniziano il 7 dicembre, giorno chiamato la Griterìa, con danze e balli. Il giorno dopo i bambini portano in dono alla Madonna dei coloratissimi bouquet di fiori. Lo stesso giorno si tengono anche feste più “private” chiamate purìsima, dove i bambini ricevono dolci in regalo e gli adulti bevono il Pinolillo. Nei giorni successivi si svolgono le Posadas, e il 24 a Managua c’è una grande processione religiosa. Il giorno dopo ci si scambiano i regali e si pranza con il relleno, piatto a base di tacchino, e con il nacatamal. I dolci sono le tortillas, i picos e le rosquillas.

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Panamà

A Panamà, il via alle feste di Natale viene dato l’8 dicembre, quando un enorme albero addobbato di tutto punto viene alzato nella piazza principale della capitale. Il piatto di Natale per eccellenza sono le tamales con il prosciutto, l’insalata di patate e barbabietole e la torta di frutta. Come in moltissimi altri Paesi della stessa regione anche a Panama grande spazio trovano la musica e le danze.

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Perù

Celebri sono i presepi del Perù, ottenuti con il legno intagliato secondo l’antichissima tradizione Quechua. Tutte le statuine vestono ancora gli abiti che si portavano all’epoca dei conquistadores.

 

 

 

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Puerto Rico

Caratteristica natalizia di Puerto Rico sono i Trullas, i cortei improvvisati che vanno di casa in casa suonando con strumenti e ritmi tradizionali le Parrandas, ovvero le tipiche canzoni natalizie. Le porte delle abitazioni si aprono e tutti mangiano e bevono in quantità. Il pranzo di Natale prevede gli immancabili fagioli neri con riso, pollo e maiale asado (arrosto), morcillas e pasteles, mentre per dessert un dolce a base di riso. Le feste terminano il 15 gennaio con una processioni in cui si salutano i Re Magi. Per tutta la durata del periodo natalizio i genitori mettono sotto il letto dei bambini un po’ d’acqua e dell’erba: serviranno ai Re Magi per rifocillarsi.

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Stati Uniti

Come in Canada e Brasile, anche negli Stati Uniti il Natale è il risultato di un mix di mille ingredienti diversi provenienti da ogni angolo del mondo. A rendere ancora più vario il quadro generale si inserisce la mutevolezza e la complessità del clima, molto diverso da Stato a Stato. Qualche secolo fa i festeggiamenti per la nascita di Gesù erano tipicamente spagnoli, poi le diverse ondate di immigrazione hanno portato con loro costumi diversi. Albero addobbato, Santa Claus e tacchino ripieno si trovano invece ovunque. In Texas per esempio, si possono trovare anche posadas di origine messicana e anche festeggiamenti decisamente teutonici a seconda di dove ci si trova (e soprattutto di che tipo di immigrazione si è avuto). Luminarie su un albero e un grattacielo di Portland, USA

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Trinidad e Tobago

A Trinidad e Tobago la parola d’ordine è Soca parang, una sorta di festival musicale che non ha quasi nulla di programmato. La gente si ritrova in strada e comincia a suonare e ballare muovendosi di casa in casa. Il pranzo di Natale è aperto a parenti e amici, e comprende: tacchino, maiale, prosciutto, pastelles (salsicce ricoperte di pasta sfoglia), riso e fagioli neri. Il dolce è una torta di frutta fatta marinare nel rum per alcune settimane.

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Venezuela

La stagione del Natale inizia il 16 dicembre, con la “costruzione” del presepe, che nelle case venezuelane è generalmente molto grande e comprende anche personaggi e costruzioni assai moderne, che poco c’entrano con il tradizionale nascimiento. Nelle nove mattine che precedono il Natale si svolgono, in tutto il Venezuela, delle affollatissime messe, chiamate Misa de Aguinald, e al termine dell’ultima viene bruciata una bambola raffigurante Giuda. Il tradizionale menu di Natale comprende panini,dolci, prosciutto e piatti come hallacas, pavo e pernil de cochino. Portate accompagnate dalla ponche crema, una bevanda che può essere sia analcolica che alcolica. Molte sono anche le canzoni natalizie, chiamate Parrandas o alguinaldo. Esistono tradizioni anche più profane e molto diffuse: come quella di bere 12 bicchieri di spumante contenenti un acino d’uva alla mezzanotte del 24.

(testo tratto dal sito web  www.sapere.it )

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